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I pellegrini sono benvenuti! Le guide pubblicate sul Cammino di San Francesco generalmente riportano un tracciato che, dopo la sosta nel paese di Stia, volge direttamente verso l’Eremo di Camaldoli prima di una sosta vicino al Monastero di Camaldoli.
É possibile invece anche scegliere un percorso alternativo, che vi permette di dormire nel mezzo del bosco, in un posto semplice e rilassante, a prezzo ragionevole, prima di raggiungere i luoghi del Monastero e dell’Eremo il giorno successivo, nel tracciato giornaliero che si termina a Badia Prataglia.
Questo itinerario fa parte di una variante chiamata percorso francescano della tradizione (secondo le ricerche dello storico Don F. Pasetto).
Quindi, a metà strada fra Stia e la successiva sosta di Badia Prataglia, vi offriamo la possibilità di fare tappa, per dormire e mangiare, nel nostro Rifugio Asqua, in mezzo alla foresta.


Seguendo il cammino di San Francesco, da Firenze passando per la Consuma, lasciato sulla sinistra Castelcastagnaio (770 m), poco prima di arrivare alla cittadina di Stia, il percorso passa per una località chiamata Case Pippo (C. Pippo). Qui, vicino al recinto degli asinelli di Marta e Fabio, i pellegrini potranno trovare un pannello con informazioni, compreso la variante che vi permette di raggiungere il rifugio di Asqua. Stia a questo punto è a pochi chilometri.

Da Stia, dai piedi del Planetario, il cammino di San Francesco coincide col sentiero 72, e inizialmente anche con la strada diretta a Montiolla e al cimitero nuovo di Stia. Il percorso arriva a sfiorare il paese di Lonnano, scende ai 570 m del “Fosso della Lavandaia” e risale poi sui 650 m. Si mantiene a tale quota fino a congiungersi con la strada del piccolo abitato di Casalino. É da questo punto che proponiamo un tracciato diverso da quello indicato sulla maggior parte delle pubblicazioni: invitiamo a proseguire sul sentiero 72.

Da Casalino, la nostra variante prosegue passando sotto al borgo di Valagnesi (700 m), scende poi alle Case di Gonzano, e qui diventa una strada bianca carrabile, offrendo scorci e panorami sulla vallata, dove ai piccoli orti si sostituisce a poco a poco la vegetazione spontanea e la foresta che anticipa la sacra Foresta di Camaldoli. Man mano che si sale, il paesaggio diventa un paesaggio di montagna, è possibile scorgere i daini che pascolano sugli ultimi prati, fino ad arrivare agli 850 m della località Asqua.
Il nome di Asqua è presente sin dall'XI secolo d.C. nei documenti camaldolesi. Di un minuscolo abitato rimangono poche pietre e la memoria di una torre. Ora la località ha vita grazie al nostro rifugio, immerso nella foresta, luogo di silenzio dove solo la voce della natura parla, e dove si può avere un’accoglienza semplice nella forma ma ricca nelle relazioni e nei contenuti.
Qui ci si può fermare a mangiare e a dormire, da esso in un’ora e mezza circa si arriva al Monastero di Camaldoli o all’Eremo di Camaldoli.



Dal Rifugio si raggiunge il Monastero di Camaldoli sempre seguendo il sentiero 72. Si parte dal Rifugio seguendo la strada sterrata, dopo quattrocento metri dal Rifugio, si prende a sinistra, e ci si arrampica sulle pendici del Poggio Muschioso. A metà della salita, in località La Rota, riconoscibile da un evidente cartello, incontra il sentiero denominato “dei tedeschi”, in ricordo delle postazioni della “linea gotica”.
Da Poggio Muschioso si sale ancora fino ai 1100 m, in direzione del Rifugio Secchieta, un piccolo capanno spesso chiuso. Un centinaio di metri prima di questo capanno, il sentiero 72 svolta a destra, e inizia la rapida discesa verso il Monastero di Camaldoli, passando per il cuore della Foresta di Camaldoli e del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Si cammina fra superbi abeti, faggi e aceri multiformi, e più in basso, castagni maestosi. Prima di arrivare al Monastero, si vedrà il castagno monumentale chiamato Castagno Miraglia. Ancora 800 metri ed ecco il Monastero di Camaldoli (840 m).
A questo punto il pellegrino può scegliere se
--proseguire direttamente verso Badia Prataglia sempre seguendo il sentiero 72 (sentiero francescano della tradizione)
--raggiungere l’Eremo (1103 m) salendo il breve tratto del sentiero 68 (che congiunge il Monastero con l’Eremo, circa 2 km), per poi ridiscendere e incamminarsi verso Badia Prataglia
--raggiungere l’Eremo (1103 m), salire a Prato alla Penna (1248 m) attraverso il sentiero 74 (circa 1,300 km), raggiungere poi, attraverso il crinale per circa 1,900 km sul CT 00 GEA, il Passo dei Fangacci (1228 m). Dal Passo dei Fangacci si scende con un tratto di circa 3 km agli 835 m di Badia Prataglia. Quest’ultima scelta, seppur si discosta per un tratto dal cammino del Santo, offre la possibilità di godere di ampi panorami verso il lago di Ridracoli e verso la Romagna fino al mare, e di attraversare imponenti abetaie e faggete.

(Per la descrizione del percorso del sentiero 72, da Lonnano a Camaldoli, abbiamo tratto citazioni e ci siamo liberamente ispirati al libro di Francesco Pasetto “Da Firenze alla Verna, passando per Ama, cammino ad Oriente in compagnia di Francesco, giullare di Dio” edito da AGC Edizioni, 2014).



Il Rifugio dispone di 25 posti letto, in camere da 2 / 6 / 8 posti. É dotato di docce e acqua calda. La cucina offre piatti della tradizione con un tocco creativo, usa prodotti di stagione provenienti dalle piccole fattorie locali e preferibilmente da agricoltura biologica. É possibile soggiornare con trattamento di B&B, mezza pensione o pensione completa.
Contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , 3395644292 3395472913

Ai pellegrini viene effettuata una riduzione sul prezzo di listino del 10%



alta stagione

B&B 30 € a testa a notte
mezza pensione 50 € a testa a notte
pensione completa 62 € a testa a notte


bassa stagione

B&B 30 € a testa a notte
mezza pensione 46 € a testa a notte
pensione completa 56 € a testa a notte

Dall'Eremo si sale fino a Prato alla Penna  (dal sentiero 74 nel bosco o dalla strada), da qui si prende il sentiero 00 GEA che si inoltra nel bosco. Si arriva fino a Gioghetto, si continua sul sentiero 229 direzione la Lama. Il sentiero degli Acuti è un'antica via di comunicazione che si intuisce dal “lastricato” di pietre che calpestiamo camminando. Si continua sempre in discesa all'ombra del bosco fino a raggiungere la Lama. Da qui inizia la via del ritorno che ripercorre l'ultima parte del sentiero da La Lama per circa 1 km, dove sulla sinistra si trova l'attacco del sent 227. Fare attenzione alla segnaletica! Il sentiero 227, o Scalandrini, inizia in ripida salita per poi addolcirsi ed arrivare ai Fangacci. Tutto passo dopo passo al di sotto di faggi ed abeti. Arrivati ai Fangacci, per tornare a Prato alla Penna si può scegliere se passare per il sentiero 00 o per la strada sterrata, dalla quale a circa metà percorso si può vedere il Lago di Ridracoli. L'anello si conclude all'Eremo.

Durata circa 4 ore e 30 m. Si parte da Asqua e si percorre la sterrata direzione Camaldoli per circa 400 m, poi sulla sinistra c'è l'indicazione del sentiero 72 che prosegue in salita fino alla Rota. Qui si incrocia il sentiero 94 e si prosegue su quest'ultimo in direzione Croce Gaggi (nord). Questo tratto è completamente immerso nel bosco e presenta un dislivello inesistente. Arrivati a Croce Gaggi ci si immette sulla strada asfaltata tenendo la sinistra e si continua per circa 1 km; fare attenzione alla segnaletica sulla sinistra per riprendere il sentiero che arriverà a Poggio Cavallino. A differenza del resto del percorso, questo punto non è ben evidenziato e l'attacco del sentiero 76 è su una curva a gomito, l'unico sentiero che prosegue in discesa. Qui l'ambiente cambia, il bosco si apre, la vegetazione si diversifica, appaiono più arbusti come il ginepro, la rosa canina, il prugnolo, ed il terreno più aspro. Si continua sempre in discesa fino ad incontrare le carraie per il trasporto del legname, così fino a Valagnesi, dove merita fermarsi per ammirare questo piccolo borgo. Proseguendo sulla strada asfaltata si incontra un piccolo insediamento di poche case (Case di Gonzano), spesso attorniato da pecore al pascolo, poi la strada ritorna ad essere sterrata fino a salire fino ad Asqua.

Le foreste casentinesi, riconosciute proprio in questi giorni a livello europeo, sono fra le zone che maggiormente godono di un'ottima rete sentieristica, anche in relazione ai mappe, e mantenimento.

Il materiale, cartaceo e digitale, è abbondante e descrive i vari percorsi in termini di dislivello, durata oraria e lunghezza chilometrica. 

Ma la “strada” inizia dai piedi. É il contatto corporeo, quello che il nostro corpo è in grado di recepire che ci può dare il senso dell'essere lì. E il nostro ascolto. Non c'è differenza fra  coloro che in una giornata sono in grado di macinare chilometri o per chi si allontana solo di poco, per tutti quello che rimane è la bellezza di una natura che cambia in continuazione, e, se glielo permettiamo, che ci cambia. Poco per volta  i nostri piedi si adegueranno alle crepe della terra, ai rami caduti, alle foglie che cancellano il sentiero, al fango. Cercheremo il contatto di un tronco, della pioggia che cade, o saremo semplicemente attoniti nella foresta che si accende di lucciole. Dalla terra s'innalza il respiro che ci confonde e ci fonde.

I piedi incontrano sentieri che si intrecciano si incrociano si dividono che diventano “cammini”    nomi con cui vengono battezzati ma con cui difficilmente si riesce a definirli.

Così, partendo proprio dal rifugio e ripercorrendo la strada sterrata, possiamo decidere di conoscere il “sentiero dei tedeschi”, per scoprire che la linea gotica è stata tracciata anche su queste montagne. Lungo il facile tracciato si indovinano le strutture di difesa, delle semplici fosse nel terreno prive di materiale murario, e si potrebbe sorridere della loro innocenza se non ci venisse ricordato l'eccidio di Moggiona, piccolo paese a pochi chilometri dal rifugio. 

E poi si inizia a camminare. Inizia anche la  scoperta della possibilità di costruirsi il proprio percorso, ognuno con diverse caratteristiche, con le mete che vogliamo raggiungere e che non sono solo meramente materiali. Una strada che ci insegni il piacere, la possibilità di un tempo diverso, la pazienza per chi non ha il nostro passo come la sorpresa di poterlo allungare, l'incomparabile ricchezza di camminare da soli con il solo ritmo del cuore che accompagna i passi.

Si incontra la storia di uomini e donne che hanno vissuto e lavorato lungo “la strada dei legni”, linee di comunione fra le diverse comunità, percorsi antichi che indoviniamo sotto le nostre suole mentre percorriamo il sentiero degli “acuti”. E magari, mentre siamo presi dal raggiungere la meta, improvvisamente ci sembra di non essere soli, un'ombra fra le ombre, un rumore improvviso, un movimento colto con la coda dell'occhio, ci ricordano che noi siamo ospiti. Ospiti a volte ingombranti rumorosi, disattenti, prepotenti e pretenziosi. E' il momento di fermarsi e di fare memento . Di ringraziare per ciò che ci viene dato con tanta generosità e abbondanza. Di ricordarci di lasciare questo mondo un poco migliore di quello che abbiamo trovato, o soltanto di essere noi un po' migliori di quando siamo partiti. 

Barbara Calesini

Breve anello che si conclude in circa 3 ore. Si parte dal rifugio e si percorre la sterrata in direzione Camaldoli per circa 2,8 km fino all'attacco del sentiero dei Tedeschi che troviamo sulla sinistra Qui è posto un cartello con la descrizione storica del luogo. (sulle vecchie cartine la prima parte del sentiero fino alla Rota non presenta numerazione). La camminata prosegue quindi su questo sentiero per una breve salita per poi diventare praticamente in piano. Si passa da Poggio Muschioso dove il sentiero 72 continua fino alla Rota, anche questa evidenziata da cartello descrittivo, e si ritorna indietro passando però sul sentiero 94 che prosegue in discesa fino alla sterrata. Tutto il percorso si snoda all'interno del bosco. Una volta alla sterrata si rientra da questa.

Variante: si può seguire eventualmente solo la prima parte fino alla Rota per poi proseguire sul sentiero 72 che arriva poco distante dal rifugio. (400m)